Fiori di Bach.

È con un vero piacere che nello spiegare fiori di Bach in maniera approfondita, mi trovo ad incontrare Platone. Come anche i mistici e i loro percorsi di raggiungimento dell'Uno. Edward Bach comprese che la malattia altro non era che una disarmonia, un distaccamento dal principio, un non obbedire alle leggi di natura. Come esseri umani nasciamo in qualche modo impressi, impressi da una madre e da un padre, impressi dalle condizioni del concepimento, e poi impressi dalle avventure e disavventure che ci accadono a lungo il percorso. Le chiamano "impressioni". Che si creda o meno al destino, tutto ciò che ci capita, capita a noi, e ci capita ed è capitato, così e non in un altro modo. Certo, io ho scelto questo percorso e non un'altra strada, io ho voluto laurearmi e bla bla bla. È indiscutibile che ogni uomo abbia un proprio gusto personale, e che seguendo questo gusto operi delle scelte. Questo gusto però è intrinsecamente scritto all'interno di noi come un marchio a fuoco. Questa impronta, questa matrix divinae, ci viene data è su questo non possiamo fare nulla, o meglio potremo decidere quando avremo visto la totalità della nostra persona, che ricordiamo essere un insieme di raziocinio e subconscio. Da qui Bach partì, studiando le forme, osservando quali comportamenti di un essere umano, riconducevano a un'idea. Nella tavola smeraldina troviamo scritto: " così in alto come in basso ". Quindi un percorso ascensionale, per cogliere un'idea, e dall'idea tornare alla terra con la sensazionale scoperta della teoria floreale. Questa in fondo nient'altro è che la teoria platonica sul mondo delle idee che viene qui di seguito esposta.
L'idea

Ogni cosa sensibile è opinione, in esse infatti non si scorge la perfezione dei concetti universali, le cose sensibili appaiono diverse da diversi punti di vista (sono opinioni) perché partecipano solo in parte alla perfezione dei concetti, in quanto le cose del mondo non sono il concetto stesso.
Esempio: esiste il concetto di grandezza, che non muta mai nel mutare di ogni cosa. Una città può partecipare nelle diverse epoche della sua storia al concetto di grandezza come a quello di piccolezza, essendo prima grande per poi ridiventare piccola, tuttavia, il concetto di grandezza in sé, non muterà mai, poiché identifica necessariamente solo uno stesso stato (non è possibile, infatti, che la grandezza sia allo stesso tempo grande e piccola).
Questo concetto che mai muta viene chiamato da Platone idea (da eidos=forma). L'idea di Platone vuole significare l'autentico apparire della verità, l'idea è la forma autentica della realtà, la sua forma certa e immutabile, quella forma di cui non si può dire per nessun motivo che sia errore e opinione.
L'idea platonica non coincide con il concetto universale di ogni cosa presente alla mente degli uomini, non è un semplice "oggetto mentale": nella scala platonica, prima viene l'idea, immutabile e abitante una sua propria dimensione ontologica, poi viene il concetto dell'idea che si forma nella mente (il concetto è il modo in cui l'idea viene percepita), solo dopo si collocano le cose sensibili. L'idea non è il semplice concetto, è un'entità dotata di esistenza autonoma, una sorta di "oggetto" eterno che vive eternamente al di fuori della coscienza degli uomini.
Fatto salvo l'essere che non muta (l'idea), Platone sostiene quindi che l'essere sensibile (le cose del mondo), diventa una realtà intermedia tra l'essere e il non essere. Le cose sensibili, infatti, sono corruttibili, mutano, divengono, si generano e si distruggono, hanno in sé parte dell'idea immutabile di cui sono la forma sensibile e parte del loro opposto (una cosa, ad esempio, è più o meno bella in quanto parte di essa partecipa, oltre che all'idea di bellezza, anche all'idea di bruttezza).
La molteplicità delle Idee.
Dunque, per ogni concetto rivelabile dall'intelletto come immutabile nella sua perpetua astrazione (l'idea in quanto concetto che si pone al di fuori della temporalità e della contingenza del mondo sensibile), esiste un'idea corrispondente, ovvero, esiste l'idea del cavallo, dell'animale, dell'uomo e di qualsiasi altro ente pensato. Queste idee, vere e proprie "matrici" eterne e perfettissime, vanno a concorrere in diversa misura alla creazione dell'ente terreno. Ad esempio nell'ente terreno "cavallo" entrano in gioco una molteplicità di idee, ovvero l'idea del cavallo, quella dell'animale, quella di quadrupede e quella di bellezza, in parti diverse per ciascun cavallo terreno.
La maggiore o minore bellezza di un cavallo, la sua maggiore o minore purezza di razza, la sua forza, la resistenza, la velocità, dipende quindi dalla maggiore o minore partecipazione del cavallo terreno alle idee assolute e perfette di bellezza, purezza, forza, resistenza e velocità.
Questo è il meccanismo di partecipazione alle idee perfette degli enti terreni, ogni cosa terrena è opinione proprio perché partecipa in diversa misura a quelle idee assolute che mai verranno a farne parte interamente, perché questo comporterebbe che un ente terreno sia perfetto quando l'idea, cosa impossibile, perché questo non permetterebbe alle cose terrene di mutare, così come accade in realtà nel mondo sensibile. Si pensi infatti a una cosa bella. Se essa fosse bellezza pura, non parteciperebbe a nessun altra idea che non sia la bellezza assoluta, quindi non potrebbe essere altro che pura bellezza. Questo è impossibile, perché la bellezza, nel mondo sensibile, fugge via e non permane, come ogni cosa nel mondo.
L'iperuranio: Il mondo delle idee.
Risulta chiaro, da queste premesse, che esistono due condizioni di esistenza, quella delle idee immutabili (il mondo intellegibile, percepibile dal puro intelletto) e quella degli enti sensibili (il mondo sensibile, percepito dai sensi).
Il mondo degli enti sensibili è il mondo che l'uomo ha davanti agli occhi quotidianamente, in cui gli enti, le cose esistenti, si generano e si distruggono, deperiscono; il mondo delle idee, chiamato da Platone Iperuranio (hyper=oltre; ouranos=volta celeste), è quindi il mondo in cui risiedono le idee eterne e immortali alle quali gli enti terreni e corruttibili partecipano in diversa misura. L'Iperuranio si trova al di là della volta celeste, in una regione da sempre esistente al di là del tempo e dello spazio, è il vero e proprio "caveau" delle matrici, la dimora dei concetti eterni e incorruttibili che rappresentano l'immagine perfetta delle cose terrene.
Platone risolve quindi il dilemma tra l'essere immutabile e l'essere diveniente creando due mondi separati: l'Iperuranio rappresenta l'aspetto autentico della realtà nella sua totalità (la verità); il mondo sensibile, rappresentante il mondo dell'incertezza, in cui nulla si può dire di certo che non sia opinione, è un mondo subordinato al primo, solo l'Iperuranio rappresenta infatti la verità, e la verità si pone in una posizione di superiorità rispetto all'opinione.
Ecco perché il vero filosofo, secondo Platone, è colui che si occupa della comprensione del mondo delle idee, il mondo sensibile non rappresenta la verità, e il filosofo, come primo dovere, ha quello di conoscere il vero.
Il cammino di Edward Bach.
Bach stesso fece proprio questo cammino. Osservò le persone, ricondusse i loro gesti all idee, l'idea della paura, quela dell'orgoglio, si sintonizzò sulla frequenza cui vibravano questi stati dell'essere, e cercò cosa la natura potesse offrirgli per riportare questi stati verso l'equilibrio. Scoperse dodici fiori che chiamò tipologici, o guaritori, che sono:agrimony – centaury – chicory – cerato – clematis – gentian – impatiens – mimulus – rock rose – scleranthus – vervain – water violet. Su questi fiori, e sulla possibilità di ricondurli alla personalità come atteggiamento di base, si fonda la floriterapia. I restanti 26 fiori vengono impiegati a supporto a seconda delle occasioni. Con le estensioni floreali, abbiamo imparato a collegare i primi dodici agli altri 26, poiché chiaramente ogni personalità di base tenderà verso determinati comportamenti, certo da un iperattivo ci aspettiamo un sovraccarico non la paura della folla, ma tutto è relativo. Quindi comportamenti di base come " lezioni da imparare ", così le definiva Bach, facendo un parallelo filosofico-religioso, sono null'altro che le qualità da apprendere, qualità che annegano i corrispondenti difetti. Purtroppo oggi giorno l'uomo è coltivato a mangimi sintetici e tecnologia. Per cui quando si trova di fronte queste realtà, spesso ride, oppure fa spallucce. Fortunatamente le essenze vanno al di là delle limitazioni di chi le prescrive e di chi le ricerca. Vanno dove sono necessarie. Bach stesso scrive nel 1934: ".. attraverso la loro alta vibrazione, determinati fiori, arbusti alberi silvestri appartenenti a un ordine superiore, hanno il potere di aumentare le nostre vibrazioni umane e lasciare liberi i nostri canali e i messaggi del nostro sé spirituale, inondare la nostra personalità con le virtù che sono a noi necessarie e in questo modo lavare difetti del carattere che causano i nostri mali. Così come la buona musica o altre cose grandiose in grado di ispirarci, i fiori sono in condizione di elevare la nostra personalità e di avvicinarci di più alla nostra anima. In questo modo ci donano pace, ci liberano dalle nostre sofferenze. Non guariscono attaccando in modo diretto la malattia, bensì riempiendo il nostro corpo con belle vibrazioni del nostro sé superiore, alla presenza del quale la malattia si scioglie come neve al sole. Non vi è una vera e propria guarigione senza un cambio di orientamento nella vita, senza pace nell'anima e senza la sensazione di felicità interiore...... ", in fondo in senso etimologico, i più (vi è dibattito sull'origine del termine), attribuiscono l'origine della parola malattia al latino MALE HABITUS, cattiva abitudine. Cambiando l'abitudine, evade lo scopo della malattia.
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